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‘Ndrangheta: 38 arresti in varie regioni In manette sindaco di Scalea e 5 assessori

‘Ndrangheta: 38 arresti in varie regioni In manette sindaco di Scalea e 5 assessori

Operazione dei carabinieri di Cosenza tra Calabria, Puglia, Basilicata e Campania. Un paese controllato dalla criminalità organizzata: elezioni condizionate, appalti pilotati

SCALEA (Cosenza) - Sindaco, assessori, consigliere comunale, tecnici comunali, avvocato, padrini e picciotti. Tutti assieme appassionatamente per gestire respiro e battito del comune affacciato sul Tirreno, da giugno invasa dai turisti. Il paese controllato dalla ‘ndrangheta. Su Scalea, centro di 11 mila abitanti dell’alto Cosentino, si è abbattuto un ciclone estivo di arresti che lascerà il segno. Questa mattina i Carabinieri hanno eseguito 38 mandati di cattura  tra Calabria, Puglia e Basilicata, spiccati dal Tribunale di Catanzaro su richiesta della procura antimafia del capoluogo calabrese. L’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dal sostituto Vincenzo Luberto ha puntato dritto al cuore del malaffare locale. Associazione mafiosa, concorso esterno, corruzione, turbativa d’asta, minacce. Sono alcuni dei reati contestati dagli inquirenti a manovali dei clan, colletti bianchi, politici, imprenditori. Sequestrati beni per 60 milioni di euro.

Su Scalea operano due ‘ndrine: Valente, comandata da Pietro Valente, e Stummo, al cui vertice c’è Mario Stummo. Cosche dipendenti dal “locale” di Cetraro (capeggiato tradizionalmente dalla famiglia Muto del boss detto il “Re del pesce”). Valente e Stummo per molti anni hanno controllato assieme Scalea. E politicamente alle ultime elezioni comunali del marzo 2010 si sono schierate con la stessa coalizione: la lista civica Scalea nel cuore del candidato a sindaco Pasquale Basile, di area Pdl. Poi eletto primo cittadino e oggi finito in manette con la pesantissima accusa di associazione mafiosa. In cambio dell’appoggio ricevuto il sindaco “ha di fatto ceduto alle due ‘ndrine il controllo degli appalti del comune di Scalea”, scrivono gli investigatori. E’ un indagato a descrivere la serata di festeggiamenti per Basile sindaco. Gli inquirenti ascoltano. “In testa al corteo di auto che festeggiavano la vittoria di Basile, per le vie del paese, c’era Pietro Valente (boss del paese) a bordo di un’autovettura cabriolet, con una bottiglia di champagne in mano”, riassumono gli inquirenti, che aggiungono un particolare frizzante: “Valente aveva, persino, spruzzato lo champagne addosso al sindaco neo eletto”.

Figura centrale nell’indagine è l’avvocato Mario Nocito. Nel suo studio avvenivano riunioni che hanno visto protagonisti esponenti dell’una e dell’altra fazione mafiosa e amministratori del comune di Scalea, “collante fra l’amministrazione comunale e i malavitosi”. Nel suo regno tra codici e carte bollate si lasciava andare anche a parole di apprezzamento per il padrino locale. “Perché quello tiene i coglioni di coso… perché se deve fare una cosa (azione violenta ndr) la fà… e si va a fare trent’anni di carcere, ti uccide e non se ne parla più”. In un passaggio dell’ordinanza di arresto si legge che Nocito era sicuro di ottenere finanziamenti pubblici per la realizzazione di un impianto di compostaggio perché Basile era molto amico del Ministro dell’Economia dell’epoca: “Però sai che c’è anche un rifiuto da parte dell’Unione Europea nei finanziamenti alla Calabria? Vabbè … rifiuto non lo so!… però questo sta lavorando perché lui è in contatto con Romano, il Ministro dell’Economia … insomma sono abbastanza amici! … tramite uno di Roma che c’è … quello che dovrebbe interessarsi … pare che i soldi … pare che questo gli abbia garantito i cosi”.

Grazie alla collaborazione tra diverse figure, una squadra mista impegnata a garantire gli interessi dei boss e della cricca, ben sette appalti sono stati pilotati a favore dei due clan o di amici imprenditori. Agli atti è finito anche l’appalto di 14 milioni di euro per la costruzione del porto turistico concesso dall’amministrazione precedente, guidata da Mario Russo (non tra gli indagati) e anch’essa “legata ai Valente” a un impresa vicina al clan Cesarano di Castellamare di Stabia. Mentre su tutti gli altri banditi dalla giunta Basile hanno messo le mani i Valenti e gli Stummo. Addirittura si sono spartite le concessioni per porzioni di terreno demaniale dove realizzare attività turistiche: lidi e chioschi. Anche la pubblicità nelle aree demaniali veniva gestita dalla ‘ndrangheta: “Gli uomini di Stummo hanno piazzato abusivamente cartelloni di enormi dimensioni in violazione dei vincoli urbanistici e paesaggistici, con la piena consapevolezza del sindaco che ometteva di sporgere denuncia delle violazioni segnalategli”.

Ma il romanzo criminale dell’estate di Scalea non finisce qui.  C’è il capitolo concussione: un consigliere comunale di minoranza che voleva denunciare quello che stava accadendo in relazione all’assegnazione dei lotti demaniali e viene intimidito e denunciato per abuso edilizio. E poi c’è “l’accordo corruttivo per l’ottenimento di una autorizzazione all’apertura di un centro commerciale”. Protagonisti sono Santo Crisciti, socio di minoranza della Gam Spa (la Holding che amministra i supermercati Despar), Basile e Pietro Valente. Il boss Valente ha inviato un suo emissario a Crisciti per ottenere il pagamento di 250 mila euro per fargli ottenere dal comune di Scalea le autorizzazioni necessarie alla apertura del centro commerciale.

Altro capitolo riguarda un ulteriore episodio di corruzione relativo ai canoni concessori comunali che i titolari di alcuni lidi balneari devono per legge pagare. Ecco il trucco: con una mazzetta tra i 6 mila e i 2 mila “euro ottenevano dai tecnici comunali, per il tramite dell’avvocato Nocito, decurtazione dei canoni che venivano  ridotti del 70%”. Le intercettazioni  documentano i pagamenti del prezzo della corruzione avvenuti nella mani dell’Avvocato Nocito presso il proprio studio. E infine, il clan Stummo, hanno scoperto gli inquirenti di Catanzaro, hanno avuto il controllo dei supercondomini, i cosidetti i parchi imponendo servizi di guardiania e monopolizzando i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria. Insomma Scalea è cosa loro.

L’InfoPOINT SARDEGNA e l’InfoPOINT ARBATAX-TORTOLI’

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