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“Google Glass, più informazioni sulla privacy”: dai garanti del mondo interrogazione a Big G

“Google Glass, più informazioni sulla privacy”: dai garanti del mondo interrogazione a Big G

Le autorità internazionali tra le quali il garante italiano hanno espresso “preoccupazione riguardo all’impatto che può derivare dall’uso del dispositivo e timori sul possibile futuro uso di sistemi di “riconoscimento facciale”. Richiesto “un sollecito riscontro sulle implicazioni legate allo sviluppo della tecnologia”. Soro: “Possibili rischi”

ROMA - Quali informazioni raccoglie Google attraverso i “Glass”, gli ormai noti occhiali a “realtà aumentata”? Con chi le condivide e come intende utilizzarle? E’ garantito il rispetto delle legislazioni sulla privacy? Come pensa Google di risolvere il problematico aspetto della raccolta di informazioni di persone che, a loro insaputa, vengono “riprese” e “registrate” tramite i Glass? Sono solo alcune delle questioni che le Autorità di protezione dati di diversi paesi riunite nel Gpen (global privacy enforcement network), hanno messo nero su bianco in una lettera inviata alla multinazionale californiana sullo sviluppo di Google Glass tecnologia indossabile sotto forma di occhiale, che comprende una microcamera, un microfono ed un dispositivo Gps con accesso ad internet. Nel Gpen c’è anche l’Italia.

Le autorità per la privacy hanno espresso “preoccupazione riguardo all’impatto privacy che può derivare dall’uso dei Google Glass e forti timori sul possibile futuro uso di sistemi di “riconoscimento facciale”. Le autorità hanno quindi chiesto alla società “un sollecito riscontro sulle implicazioni privacy legate allo sviluppo di questa nuova tecnologia e sulle misure che intende prendere per garantire il rispetto della vita privata in tutti i paesi del mondo”. Google è stata invitata ad un confronto, attraverso incontri e dimostrazioni pratiche sull’uso dei “super-occhiali”.

Nonostante  l’esigenza più

volte affermata che la privacy sia “parte integrante della progettazione di ogni prodotto e servizio prima del lancio, nessuna autorità di protezione dati è stata sentita dalla multinazionale e le uniche informazioni  di cui dispongono i garanti, derivano in gran parte dai media o dalla pubblicizzazione del dispositivo “ad opera della stessa Google. “Le nuove tecnologie sono state sempre connotate dal binomio “opportunità- rischi”  – afferma Antonello Soro, presidente del garante privacy  – ma certo i Google Glass lasciano prevedere grandi pericoli per la vita privata. Chiunque  finisse nel raggio visivo di chi indossa questi occhiali – continua Soro – potrebbe, a quanto è dato sapere, venire fotografato, filmato, riconosciuto e, una volta avuto accesso ai suoi dati sparsi sul web, individuato nei suoi gusti, nelle sue opinioni, nelle sue scelte di vita.  La sua vita gli verrebbe in qualche modo sottratta per finire nelle micro memorie degli occhiali o rilanciata in rete. Ci sono già norme che vietano la messa on line di dati personali senza il consenso degli interessati. Ma di fronte a questi strumenti le leggi non bastano:  serve un salto di consapevolezza da parte di fornitori i servizi internet, degli sviluppatori di software, e degli utenti. E’ indispensabile ormai riuscire a promuovere a livello globale un uso etico delle nuove tecnologie”.

L’InfoPOINT SARDEGNA e l’InfoPOINT ARBATAX-TORTOLI’

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