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Virus sui cellulari, dieci anni di malware mobile. Oggi la minaccia è sugli smartphone

Virus sui cellulari, dieci anni di malware mobile. Oggi la minaccia è sugli smartphone

IL PRIMO virus per cellulari non si scorda mai. Sono passati dieci anni, ma sembra ieri dalla prima apparizione di Cabir, noto anche come Caribe, considerato il primoworm per cellulari, capace di diffondersi attraverso connessioni Bluetooth. Era il giugno 2004 quando Cabir fece la sua comparsa, probabilmente creato dal gruppo di hacker noto come 29A, una …

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Summary : Il primo, Cabir, diede inizio agli attacchi ai dispositivi personali mobili su Symbian. E i dati odierni sono allarmanti: nel 2013 individuate 1300 nuove applicazioni dannose. Senza contare gli oggetti "smart" che arrivano sul mercato

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183730816-ed23fbc7-332d-4aee-ac64-f5e50a5482b0IL PRIMO virus per cellulari non si scorda mai. Sono passati dieci anni, ma sembra ieri dalla prima apparizione di Cabir, noto anche come Caribe, considerato il primoworm per cellulari, capace di diffondersi attraverso connessioni Bluetooth. Era il giugno 2004 quando Cabir fece la sua comparsa, probabilmente creato dal gruppo di hacker noto come 29A, una tra i gruppi di virus writer più noti e rispettati al mondo, che vollero mettere in evidenza le debolezze di Symbian, il sistema realizzato da Nokia che allora dominava sui piccoli schermi dei primi smartphone.

Cabir scoperchiò il vaso di Pandora dei virus per smartphone e da allora l’evoluzione di questi codici nocivi non si è più fermata. In dieci anni si è assistito a una escalation senza precedenti, sintetizzata di recente da una infografica di Fortinet, società specializzata in sicurezza informatica, che ha delineato una linea dettagliata delle minacce portate ai dispositivi mobili.

Dopo i primi, timidi passi di Cabir nel 2005 compare Commwarrior, il bersaglio è sempre Symbian, ma il worm è decisamente più sofisticato del suo predecessore e questa volta sfrutta gli MMS, i messaggi multimediali, per diffondersi attraverso le rubriche telefoniche delle vittime. Ma è solo più tardi che la realizzazione di virus e worm per smartphone raggiunge la sua maturità, non più solo programmi creati per puro divertimento ma vere e proprie macchine da soldi. Il salto di qualità avviene con RedBrowser. Il sistema operativo colpito è ancora una volta Symbian, ma stavolta i fini sono assolutamente commerciali, il trojan infatti ingannava l’utente promettendo navigazione WAP gratuita, ma in realtà inviava di nascosto dei messaggi a tariffa speciale prosciugando il credito telefonico delle vittime.

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Derubare gli utenti diventerà da RedBrowser in poi un leitmotiv che avrà il suo culmine con ZitMo, una variante per smartphone del trojan Zeus per Windows, progettato con un unico obiettivo, quello di rubare i codici di accesso alle banche online (i cosiddetti mTAN) e prosciugare i conti correnti delle sue vittime. Un malware davvero sofisticato, con varianti per tutte le piattaforme mobile più diffuse: Symbian, Windows Mobile (il predecessore di Windows Phone), BlackBerry e Android.  E proprio sul sistema operativo di Google si sta registrando ai giorni nostri il picco nella diffusione dei codici nocivi per smartphone.

Il fatto di essere il sistema più diffuso al mondo sugli smartphone e la facilità con cui è possibile installare applicazioni, anche al di fuori dell’app store ufficiale di Google, cosa assai più difficile su iOS di Apple, lo ha fatto diventare il bersaglio prediletto da chi realizza virus. La fantasia degli “hacker” si è sbizzarrita su Android, basta citare solo alcuni tra i codici nocivi più diffusi: DroidKungFu, uno tra i malware più complessi mai realizzati per un sistema mobile, Plankton, colpevole di aver infettato ben 5 milioni di dispositivi, o FakeDefend, ultimo nato tra le minacce mobile, un malware in grado di bloccare un terminale chiedendo un riscatto in denaro per consentire di nuovo il normale utilizzo dello smartphone.

I dati odierni sono  decisamente allarmanti: solo nel 2013 Fortinet ha individuato ben 1300 nuove applicazioni dannose, ben 400.000 solo per Android. Ma chi pensa che si sia raggiunto un picco sbaglia di grosso, per il futuro le previsioni hanno tinte sempre più fosche per il mobile. Con l’aggravante che oltre agli smartphone si aggiungeranno altri potenziali bersagli rappresentati da tutti quegli oggetti perennemente connessi al web, la cosiddetta Internet of Things (Internet delle cose), che è destinata ad essere il futuro campo di battaglia di una guerra combattuta a colpi di virus informatici.

L’InfoPOINT SARDEGNA e l’InfoPOINT ARBATAX-TORTOLI’

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