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Piatti sporchi – Cibi scaduti o avvelenati: come proteggerci dalle truffe

Piatti sporchi – Cibi scaduti o avvelenati: come proteggerci dalle truffe

Buon cibo, ottima cucina: così l’Italia è descritta su tutte le guide turistiche. Eppure, non facciamo in tempo ad arginare un’emergenza nel settore alimentare che subito altri allarmi condiscono i nostri pasti di preoccupazione. Dalla mucca pazza alla diossina nel latte, passando per la frutta al pesticida e le uova con antibiotici.
Lo scandalo dilaga nelle mense , …

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Summary : Macellai che vendono carne avariata, miele e bistecche all'antibiotico, diossina nelle mozzarelle. Prodotti di scarsa qualità serviti a scuola e nelle corsie di ospedale. Dalle «mucche fantasma» ai pesticidi, ecco gli ingredienti che potrebbero mettere in pericolo la nostra salute

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Buon cibo, ottima cucina: così l’Italia è descritta su tutte le guide turistiche. Eppure, non facciamo in tempo ad arginare un’emergenza nel settore alimentare che subito altri allarmi condiscono i nostri pasti di preoccupazione. Dalla mucca pazza alla diossina nel latte, passando per la frutta al pesticida e le uova con antibiotici.

Lo scandalo dilaga nelle mense , dove scolari e pazienti ospedalieri sono costretti a mangiare carni avariate e materie prime scadenti.

Se qualche volta gli agricoltori esagerano con i pesticidi, gli allevatori con gli antibiotici e l’industria conserviera con gli additivi, i consumatori non leggono con sufficiente attenzione le etichette, anche se spendono il 18,6 per cento del reddito familiare in alimenti e bevande (mediamente 404,39 euro al mese).

Così si comprano sempre più spesso prodotti light, che sono «leggeri» soprattutto di qualità nutritive e invece ricchi di additivi, o presunti prodotti bio che non hanno i regolamentari marchi di garanzia. Si sceglie un frutto o la carne senza curarsi che provenga dalle campagne della propria regione piuttosto che da serre o allevamenti all’estero (con il risultato che prima di finire nel nostro frigo hanno percorso centinaia di chilometri, non sempre secondo i giusti criteri di conservazione).

E raramente si seguono le istruzioni di conservazione e preparazione degli alimenti, pure chiaramente indicate sulle confezioni.

Sono molto interessati all’alimentazione boss della camorra e imprenditori senza scrupoli. Il business è colossale (il fatturato 2002 dell’industria alimentare era di 93 miliardi di euro) e la frode in agguato. Così i carabinieri dei Nuclei antisofisticazioni (Nas), ovunque mettano il naso, sentono puzza di cibi scaduti, sofisticati, riciclati. E la Guardia di finanza sequestra tonnellate di alimenti importati illegalmente o scarti di produzione contrabbandati per prodotti di alta qualità.

«Bistecca connection»: così Legambiente definisce il business illegale che ruota attorno alla produzione di carne, soprattutto nel Sud Italia. Il tema è trattato nel rapporto Ecomafia 2003: «Carne a rischio, allevamenti fuorilegge, macellazione clandestina, traffico di bovini con importazione illegale di bestiame che sfugge ai controlli sanitari.

Le cifre sono impressionanti» scrive Legambiente. Nel 2002 sono state 38 mila le ispezioni dei Nas nel settore della sicurezza alimentare, con 5.498 reati penali accertati. Dei 47 arresti, ben 39 riguardavano le indagini sulla macellazione clandestina. C’erano addirittura 4 mila «mucche fantasma»: entrate clandestinamente da Germania e Francia, risultavano macellate tre o quattro volte. D’altra parte le carni bovine italiane coprono solo il 50 per cento del nostro mercato e i controlli alle dogane non possono che essere a campione.

Il ministero della Salute assicura: i test per la mucca pazza continuano a riguardare tutti i bovini di età superiore ai 24 mesi che vanno al macello e i dati sono confortanti. Nel 2003 sono stati accertati solo sette casi di bse (fino al 7 aprile, su 202.346 controlli), contro i 36 casi del 2002 e i 50 casi del 2001. Eppure, le procure campane continuano a intercettare telefonate che parlano di carne infetta da inscatolare, di capi di bestiame malati cui vengono somministrati anabolizzanti, antibiotici e cortisonici. C’è persino il macellaio che ammette: «La carne è tutta verde dentro, ma un po’ si può recuperare, macinandola…».

Mozzarella di bufala e di diossina. Ancora i carabineri, in Campania. Il 7 marzo hanno sequestrato nel Casertano 2 mila capi di bestiame: 91 bovini, 122 bufale, 1.795 ovicaprini. Gli esami su numerosi campioni di mangime, foraggi, latte e derivati hanno rivelato un quantitativo di diossina superiore al livello di attenzione: Fino a 27 picogrammi per grammo di grasso, contro una soglia di tre. Dodicimila ettari di terreno da controllare, 500 aziende zootecniche sotto sequestro con il ritiro cautelativo del latte. L’economia locale è in ginocchio.

E stavolta gli allevatori sono vittime. La colpa è del lucroso business dello smaltimento illegale dei rifiuti, anche tossici e nocivi, che ha proprio in Campania il suo epicentro. Infatti in provincia di Caserta è ancora in corso uno screening delle malattie linfatiche e tumorali nei distretti sanitari della Asl Ce 2. Ma il comandante dei Nas, il generale Gennaro Niglio, spiega che «la situazione non è così allarmante da farsi prendere dal panico.

Quando i controlli ci sono, emergono le irregolarità, ma questo dovrebbe far sentire più sicuri».

Otto arresti e ventuno indagati: è il primo bilancio dell’inchiesta che ha travolto la cooperativa La Cascina, accusata di servire pasti di pessima qualità.

Cocktail di pesticidi. Il 50 per cento della frutta analizzata dalle agenzie ambientali e dalle asl risulta contaminata da pesticidi. Se solo una piccola percentuale è manifestamente fuorilegge perché supera i limiti consentiti, la maggior parte dei campioni ha un’altra preoccupante caratteristica: presenta tracce di due o più principi chimici diversi. Denuncia Legambiente: gli effetti di questi cocktail sulla salute non sono stati studiati e la legge italiana, vecchia di trent’anni, non prevede un limite alla somma di residui diversi nello stesso alimento. Risultato? Sono stati trovati sei pesticidi su una sola fragola, fino a cinque su mele, pere e uva.

Maiali fuorilegge. Sono vietati dal 1995 in tutta Europa perché cancerogeni, ma i nitrofurani (antibiotici veterinari) rischiano ancora di finire nei nostri piatti. Lo ha scoperto Altroconsumo, associazione di consumatori che nell’ambito di un progetto patrocinato dalla Commissione europea ha partecipato all’esame di 1.500 campioni di carne di maiale (100 per ciascuno dei 15 paesi coinvolti): le analisi in Italia, Grecia e Portogallo hanno dato esito positivo (un campione contaminato in Italia e Grecia, 10 in Portogallo).

Un dato allarmante vista la tossicità di queste sostanze. L’inchiesta sarà pubblicata solo a giugno, ma Altroconsumo ha già presentato esposti in procura e segnalazioni al ministero della Salute per promuovere un’intensificazione dei controlli.

Dolce (amaro) come il miele. Persino il miele può far male se le api che lo producono sono bombardate con antibiotici che ne aumentino la produttività. Gli esperti di Altroconsumo hanno individuato tracce di streptomicina o di tetracicline nel 15 per cento dei campioni  esaminati e di dimetridazolo o di robenidina nel 10 per cento delle uova. Questi antibiotici, vietati per legge, non pregiudicano la salute, ma possono sviluppare la resistenza a certi batteri e dimostrano l’uso indiscriminato dei farmaci.

Anche il ministero della Salute ammette: nel settore bovini almeno l’1 per cento dei campioni rivela irregolarità con residui di sostanze ormonali (cortisonici e anabolizzanti), positività ad antibiotici e antibatterici, piombo e cadmio.

Una caprese in salsa cinese. Mozzarella e pomodoro sono sempre più spesso importati dall’Estremo Oriente. Il 20 marzo sono state sequestrate 24 mila confezioni di concentrato di pomodoro  destinate alle industrie di trasformazione salernitane. La «pummarola made in China» sarebbe stata commercializzata come italiana. L’anno scorso sono state importate 82 mila tonnellate di pomodoro cinese a fronte delle 396 mila nostrane. Il problema è che quegli alimenti non sono tenuti al rispetto della normativa sanitaria europea, potrebbero utilizzare materie prime transgeniche e, immessi nel circuito illegale, non rispettano i criteri di corretta conservazione: a Brindisi sono state bloccate venti tonnellate di pomodoro in fusti arrugginiti e con i vermi. E il direttore della Coldiretti pugliese, Giuseppe Brillante, denuncia: «Una parte crescente delle mozzarelle prodotte dall’industria italiana è fatta con caglio semilavorato importato. Soprattutto da Cina e Taiwan».

Dal mare con la truffa. Tonno e sardine portoghesi venduti nei supermercati italiani come prodotti ittici di prima scelta e confezionati in olio d’oliva erano in realtà conservati in olio di semi e di sansa. La Finanza di Genova ne ha sequestrato 1 milione 700 mila confezioni. Sulla Bari-Napoli è stato fermato un tir con 1.720 chili di orate della Grecia: scongelate durante il viaggio, sarebbero state vendute come fresche. E la Capitaneria di porto di Castellammare di Stabia nel 2002 ha sequestrato 3 tonnellate di frutti di mare «abusivi», allevati anche in tratti di mare inquinati.

Quell’additivo da evitare. Colorano, conservano, danno il sapore di un ingrediente che non c’è. Gli additivi devono essere riportati sulle etichette in ordine decrescente per quantità contenuta nel prodotto: in una confezione di chewing gum se ne contano anche 15! Non ci sono studi definitivi sulla loro tossicità.

Non è obbligatorio indicarli sulle etichette di birra e vini, ma se un bicchiere di bianco fa scoppiare un gran mal di testa, è merito dell’anidride solforosa. Uno degli additivi (assieme al glutammato) di cui si abusa di più.

SIGNORI AMMALATI, LO SCARAFAGGIO È SERVITO

Mozzarelle ai colibatteri fecali per i piccoli pazienti del reparto di oncologia pediatrica. Spinaci con scarafaggi, fagioli quasi crudi per malati di fegato.

Cipolle e peperoni per i malati di fibrosi cistica di Pediatria II, carne avariata «che uccide i leoni», pollo scongelato e ricongelato. Sarebbero questi gli elementi alla base delle denunce da cui ha preso avvio l’inchiesta sui pasti preparati dalla cooperativa La Cascina per il Policlinico di Bari.

E poi ci sono quei 20 pazienti di patologia medica e chirurgica colpiti da gastroenterite dopo aver mangiato purè e pollo sei mesi fa. Allora il professor Martino Bonomo, primario della prima clinica di chirurgia generale, non solo decise di non pranzare più in ospedale, ma scrisse alla direzione sanitaria denunciando la qualità del cibo. Non ottenne mai risposta.

La Cascina replica che «in 25 anni di attività non sono mai mancati controlli dei Nas e degli istituti veterinari, ma hanno dato sempre esito negativo»; e che «anche nell’ambito di questa inchiesta non ci sono stati sequestri di derrate nelle nostre strutture, ma solo presso i nostri fornitori».

Resta il fatto che la procura indaga. Anche perché la cooperativa ha consolidato la presenza nelle mense pugliesi nel 2000 con la gara per l’appalto di sette anni al Policlinico.

Ad arrivare alla fine oltre alla Cascina c’era il gruppo Onama di Milano, che fece un’offerta di 20 miliardi di lire più economica. Nonostante il costo maggiore, la spuntò la cooperativa romana grazie a cinque punti attribuiti dalla commissione aggiudicante perché privilegiava «l’umanizzazione» del servizio.

L’InfoPOINT SARDEGNA e l’InfoPOINT ARBATAX-TORTOLI’

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