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Ricostruito il volto dell’Uomo di Altamura, il più antico Neanderthal scoperto finora

Ricostruito il volto dell’Uomo di Altamura, il più antico Neanderthal scoperto finora

Tarchiato, con la fronte sporgente e il cranio allungato posteriormente, aveva un naso molto grande, forse dovuto all’adattamento dopo la glaciazione

E dunque com’era l’Uomo di Altamura? Un corpo tarchiato, il bacino largo, una statura non elevata – circa 1 metro e 65 cm – la fronte sporgente, il cranio allungato posteriormente, il naso molto grande, anch’esso forse dovuto ad un adattamento alla penultima glaciazione.

Per realizzare il «modello» che riproduce l’Uomo di Altamura è stata effettuata una campagna scientifica che è stata realizzata direttamente nella grotta di Lamalunga, dove lo scheletro è ancora incastrato nella roccia, attraverso rilievi sulle ossa con il laser scanner, una tecnica non invasiva che permette di «ricostruire» virtualmente l’intero scheletro. Le ricerche sono state condotte da un’équipe guidata dal paleoantropologo dell’Università La Sapienza di Roma, Giorgio Manzi.

Un fermo immagine dal video che mostra i modelli su cui hanno lavorato biologi e paleoantropologi

Tali ricerche sono state poi combinate con i dati estrapolati dal dna arcaico(mitocondriale), a sua volta prelevato da un frammento di scapola. La mappatura, su cui ha lavorato il biologo dell’Università di Firenze David Caramelli, ha stabilito che si tratta senza dubbio di un Neanderthal (specie umana estinta) ed ha confermato che era un maschio, oltre a fornire altri elementi.

I paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis, fra i più qualificati al mondo in ricostruzioni paleoantropologiche, hanno poi realizzato l’Uomo di Altamura su scala naturale combinando dati scientifici ed interpretazione delle informazioni.

L’«abitante» di Lamalunga è stato scoperto nel 1993 durante un’esplorazione speleologica. La datazione, per la precisione, oscilla fra i 128.000 ed i 187.000 anni fa (in media 150.000). Ed è un Neanderthal tra i più arcaici. Sicuramente il più antico fra quelli a cui è stato estratto il dna. Questo dato è emerso da un altro tipo di studio, pubblicato anche su Nature e sulla rivista specializzataJournal of Human Evolution. Vale a dire la tecnica dell’uranio-torio sui depositi di calcite che, sfoglia dopo sfoglia, sono stati esaminati sul frammento di osso e sulle stalattiti.

Il progetto della ricostruzione voluto dal Comune di Altamura e gestito in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Puglia - ha detto il sindaco, Giacinto Forte – rappresenta una «anteprima della Rete museale Uomo di Altamura, di prossima inaugurazione». L’operazione di ricostruzione iperrealistica dell’Uomo di Altamura, che si è avvalsa di tutti i dati raccolti dai ricercatori in 5-6 anni di lavoro e dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia, è costata circa 80-90mila euro ed ha impegnato i due esperti paleo-artisti olandesi per diversi mesi. Quello di Altamura è forse il più antico Neanderthal del mondo scoperto finora, vissuto circa 150mila anni fa.

«Gli artisti – sottolinea il prof.Manzi – lo hanno rappresentato così, con una espressione che rivela quasi un ghigno, quasi voglia dirci “sto aspettando che mi venite a liberare dalla mia prigione di calcare”». «È una ricostruzione – aggiunge Manzi – straordinaria, molto suggestiva. Ma non significa che questo Neanderthal lo abbiamo capito totalmente. Lo scheletro, questo reperto di straordinaria importanza, deve ancora dirci tante cose».

Nel corso dell’incontro è stata anche mostrata la ricostruzione 3D del cranio dell’Uomo di Altamura, estratto virtualmente dal suo scrigno carsico nell’ambito dello stesso progetto di ricostruzione. Un primo e unico frammento dello scheletro, estratto fisicamente nel 2009 da una scapola, ha consentito di raccogliere dati sul Dna, quantificare alcuni aspetti sulla morfologia e risalire ad una data: è stato così possibile collocare cronologicamente l’Uomo di Altamura in un intervallo finale del Pleistocene Medio compreso tra i 172 e i 130mila anni.

L’InfoPOINT SARDEGNA e l’InfoPOINT ARBATAX-TORTOLI’

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