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Saccomanni taglia la spesa: “Sarà una cura dolorosa”

Saccomanni taglia la spesa: “Sarà una cura dolorosa”

Tolti i redditi da lavoro, le prestazioni sociali, le altre spese correnti, gli interessi e il rimborso dei debiti, i tecnici di via XX Settembre potranno lavorare su 207 miliardi di euro. Il ministro: “Agiremo con la collaborazione di tutti i diritti interessati

Il ministroi dell’Economia Fabrizio Saccomanni è pronto ad affrontare la colossale macchina pubblica con la mannaia. Troppe voci di spesa, troppi debito per l’erario, troppe riforme impossibili da coprire economicamente.

Sul tavolo del dicastero di via XX Settembre c’è un plico immenso che contiene la drammatica spesa dello Stato italiano. Spesa che, arrivati a questo punto, il titolare dell’Economia intende ridurre drasticamente. Ma l’operazione non sarà certo indolore.

“Abbiamo un debito pubblico elevato che va onorato perché ogni anno emettiamo 400 miliardi di titoli. Un obbligo che sarebbe lo stesso se non fossimo nell’Ue e non ci fosse il Fiscal compact, anzi sarebbe peggio, perché l’Italia dovrebbe conquistarsi da sola la credibilità sui mercati”. In una intervista fiume al Correire della Sera, Saccomanni illustra il piano che sta mettendo a punto per riuscire a rilanciare l’economia riducendo le tassesu lavoro e imprese. Sa bene che il pacchetto per ridurre il cuneo fiscale non può essere messo in cantiere senza aver pensato prima un’attenta copertura economica. Farlo aumentando il debito si tramuterebbe in un durissimo colpo per il futuro del Paese. Proprio per questo il ministro intende agire sulla riduzione le spese. Un’impresa che, a più riprese, tutti i governi hanno provato a mettere a segno. “Vogliamo ridurre le spese correnti – continua Saccomanni – non è un lavoro che consenta nel giro di poche settimane di reperire miliardi di euro come se avessimo la bacchetta magica”. Ma il vero paradosso della spesa pubblica è che degli oltre 800 miliardi messi in nota spese per il 2013 tutto sempre intoccabile. Tanto che, quando Silvio Berlusconi ha invitato lo stesso Saccomanni ad andare a cercare proprio tra quegli 800 miliardi gli 8 miliardi per coprire l’abolizione dell’Imu sulla prima casa e dell’aumento dell’aliquota Iva, gli analisti di via XX Settembre si sono messi le mani nei capelli e sono raggelati al sol pesiero di dover tentatare un taglio alla spesa. Ma tant’è. Adesso Saccomanni sembra seriamente intenzionato a farlo: “Tolti i redditi da lavoro, le prestazioni sociali, le altre spese correnti, quelle in conto capitale, gli interessi e il rimborso dei debiti, il totale su cui si può lavorare ammonta a 207 miliardi. Una cifra che è già calata dello 0,5% rispetto al 2012 e ben dell’8,5% rispetto al 2009″.

Per il titolare dell’Economia, “molto” è stato fatto con la revisione della spesa iniziata con l’ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa. Peccato, però, che l’allora governo Prodi avesse alzato in modo drastico la pressione fiscale. “Lo scorso governo si è concentrato sull’analisi e la valutazione della spesa ma ha avuto una battuta d’arresto con la crisi politica e la fine della legislatura – annuncia Saccomanni – adesso riconvocheremo il comitato interministeriale per il controllo della spesa e avremo un commissario straordinario”. L’ex direttore della Banca d’Italia intende, quindi, portare avanti il lavoro avviato dall’ex premier Mario Monti esaminamdo l’intera strategia e le procedure operative. A partire dalla sanità, dove i costi standard sono stato già applicati sulla spesa sanitaria, ma non quella regionale a statuto speciale. “Agiremo con la collaborazione di tutti i diretti interessati – assicura – dai ministeri alle Regioni”. Negli uffici del ministero c’è un nuovo Ragioniere generale: Daniele Franco. Anche lui, come Saccomanni viene dall’istituto di via Nazionale. “Franco ha una profonda conoscenza di finanza ma anche di tecniche informatiche – spiega il ministro – analizzeremo i tipi di spesa su cui intervenire più rapidamente, ma sia chiaro che tagli indolori non esistono”.

Saccomanni ci tiene a chiedere una maggiore unità da parte del governo: “Le polemiche, anche dentro la coalizione, finiscono per dare l’impressione che la situazione continui a peggiorare”. Messe da parte le polemiche, il ministro vorrebbe mettersi al lavoro quanto prima per sfruttare i primi segnali positivi che arrivano dagli indicatori economici. Il livello della produzione industriale, per esempio, si è stabilizzato. Anche il Centro studi di Confindustria ha segnalato un lieve recupero dell’attività in maggio. E poi ci sono i dati sulle aspettative delle imprese manifatturiere, i consumi elettrici aumentati, come il gettito dell’Irpef. “Gli impegni presi sui pagamenti della Pubblica amministrazione, gli incentivi per le ristrutturazioni, la rata Imu non pagata, il mancato aumento dell’Iva, i fondi per la cassa integrazione in deroga, quelli anticipati alle amministrazioni regionali, lo sblocco dei versamenti per il sisma, l’accelerazione nell’uso dei fondi strutturali – spiega Saccomanni – tutti questi interventi compongono una importante manovra di stimolo all’economia realizzata senza aumentare debito”. Un’operazione che il premier Enrico Letta ha più volte ribadito deve avvenire rispettando il vincolo del 3%“Certo – conclude il titolare dell’Economia – confidiamo nella ripresa nell’ultima parte dell’anno e in una riduzione della spesa per interessi sul debito pubblico rispetto alle previsioni”. E quanto all’anticipo degli acconti, Saccomanni afferma che questo “può essere considerato un prestito dei contribuenti che a livello individuale ha un peso molto soft comunque compensato con minori versamenti al momento del saldo”.

 

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