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Datagate, Kerry: “Ricerca dati usuale”. Hollande: “Smettete subito di spiare la Ue”

Datagate, Kerry: “Ricerca dati usuale”. Hollande: “Smettete subito di spiare la Ue”

Dure reazioni alla notizia di cimici piazzate negli uffici diplomatici europei. Germania: “Fiducia con gli Stati Uniti va ricostruita”. Bonino: “Abbiamo chiesto chiarimenti”. Anche Napolitano chiede spiegazioni. Commissione europea intima: “Trasparenza”. Ma il Segretario di Stato americano, a colloquio con Ashton, minimizza, pur accettando di “cercare di scoprire esattamente di cosa si tratta”

Lo spionaggio dell’Europa da parte degli Stati Uniti deve cessare “immediatamente”. Lo chiede a Washington il presidente francese Francois Hollande. Spiegazioni e chiarimenti. Così l’Unione Europea si sveglia sotto controllo dopo la rivelazione del caso di spionaggio nato negli Stati Uniti e annuncia prese di posizione. “Una ricerca di informazioni non inusuale“, si è giustificato il segretario di Stato Usa, John Kerry, con la collega europea, Catherine Ashton. Kerry, dal Brunei, non ha voluto fare un commento diretto sulla controversia suscitata dallo scandalo delle intercettazioni, Datagate, ma ha annunciato come la situazione non sia per nulla fuori dal comune. La risposta arriva da Pia Ahrenkilde, portavoce della Comissione europea: “Se saranno dimostrate vere le notizie sullo spionaggio americano nei confronti dell’Ue sono “inquietanti. Ci aspettiamo dalle autorità americane chiarezza e trasparenza”. L’Alto rappresentante della politica estera della Ue, ha sollevato la questione con le autorità Usa a Bruxelles e a Washington, e si aspetta che gli Stati Uniti facciano “chiarezza”, e che siano “trasparenti come la Ue si aspetta dagli alleati”.

In campo anche il ministro degli esteri Emma Bonino che annuncia la richiesta di chiarimenti a Washington: “Già ieri ci siamo messi in contatto con le autorità Usa. Siamo fiduciosi che nello spirito di collaborazione e amicizia che caratterizza il rapporto tra i due Paesi, verranno fornite tutte le informazioni e assicurazioni necessarie”. Della stessa opinione Mauro Mauro, titolare del dicastero alla Difesa: “E’ bene che la discussione cominci dalle istituzioni europee, forse per la prima volta si vedrà se esiste una politica estera europea. Di solito l’Europa cresce se viene messa con le spalle al muro. Bisogna chiamare le cose col loro nome: se siamo alleati, non è accettabile che qualcuno si comporti” in questo modo ha aggiunto, riferendosi all’atteggiamento degli Stati Uniti e al monito del presidente Napolitano. Il ministro ha comunque invitato alla calma e alla riflessione: “nel rapporto di amicizia reale che c’è tra i nostri Paesi le cose non possono essere fatte in fretta”.

Nel frattempo, a decidere della sorte di Edward Snowden, la fonte del Datagate, sarà Putin, il presidente della Russia in un incontro con il collega venezuelano Nicolas Maduro, che nei giorni scorsi si era detto disponibile a concedere asilo politico all’ex agente della Cia. A preoccuparsi della situazione è Giorgio Napolitano, che pone l’accento sul rapporto tra le istituzioni dell’Unione Europea e l’amministrazione Usa. Dopo le scoperte a proposito dello scandalo di spionaggio che vede coinvolti gli Stati Uniti, interviene anche la Commissione europea che domani farà il punto nella riunione a Strasburgo. ”La questione del datagate è spinosa e dovrà trovare risposte soddisfacenti”. Così la Germania, che attraverso la voce del portavoce tedesco Steffen Seibert, fa sapere: “Se le notizia di stampa sono vere, spiare gli amici è inaccettabile. Bisogna ricostruire la fiducia: la Germania vuole l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, ma questo richiede una fiducia reciproca”.

Antonio Tajani, vice presidente della Commissione Europea cerca di calmare gli animi, ma non nasconde alcune difficoltà che potrebbero sorgere a livello diplomatico. “Certamente se fosse confermato – ha aggiunto Tajani – questo caso non agevolerebbe la trattativa sul libero scambio, ma siamo ancora all’inizio della trattativa, l’accordo dovrebbe essere firmato nel 2015, quindi esistono ancora margini, anche perché per far saltare un accordo vanno verificati bene i fatti, quali siano le responsabilità, se esiste o no una responsabilità oggettiva degli Stati Uniti, i quali devono far chiarezza”. In particolare, per il commissario Ue, bisogna accertare come si sono svolti i fatti, se l’iniziativa è partita dal governo Usa “oppure se tutto è frutto di iniziative personali di qualche dirigente dei servizi segreti Usa. E questo cambierebbe nettamente la prospettiva, quindi dobbiamo essere cauti, anche se ovviamente questo fenomeno non accelera i negoziati”.

Un quadro completo della vicenda arriva da Vincent Cannistraro, ex direttore del Centro antiterrorismo della Cia, intervistato da Il Messaggero e il Corriere della Sera: “Programmi come Prism rientrano nelle operazioni antiterrorismo che gli Usa fanno in pieno accordo con la Nato, programmi che esistono allo scopo di proteggere le vite dei nostri cittadini. Chi crede che stiamo qui ad ascoltare le vostre telefonate – spiega – sbaglia di grosso: le comunicazioni vengono raccolte in masse gigantesche, e ascoltate solo ed esclusivamente quando fanno scattare certi campanelli d’allarme”. Certo, ammette, “non tutte le parti di un governo sanno quel che un governo fa. Questo è vero per vari governi europei, anche della Germania e dell’Italia. Certe operazioni segrete devono rimanere segrete. Quindi non escludo che ci siano parlamentari meravigliati o indignati”.

Chi si dice profondamente allarmato è invece Fabrizio Cicchitto, presidente della commissione Esteri della Camera: “Gli Usa hanno spiato ciò che che non dovevano spiare e per di più si sono fatti anche prendere con le mani nel sacco. Una situazione insieme tragica e grottesca. La Cina, la Russia, l’Iran e molti altri Stati – rileva – non sono degli angeli rispetto ai demoni americani e va capito fino in fondo chi manovra questa fuga di notizie. Nel contempo, però, non dobbiamo mai dimenticare che il terrorismo internazionale nelle sue molteplici versioni fra cui quello islamico è tuttora in campo e in questo momento gioisce”.

Nel frattempo, in mattinata è arrivata la conferma, come scrive il giornale britannico Guardian, del fatto che i servizi della National Security Agency (Nsa) spiassero anche l’ambasciata italiana a Washington. Lo scrive il quotidiano britannico Guardian, citando nuovi documenti forniti dalla talpa del datagate, Edward Snowden. Uno dei documenti cita come “obiettivi” 38 ambasciate e missioni diplomatiche. Non si tratta solo di tradizionali avversari, ma anche di Paesi amici. E fra questi, scrive il Guardian, vi sono le ambasciate d’Italia, Francia e Grecia, oltre a Giappone, Messico, Corea del Sud, India e Turchia. La lista in possesso del quotidiano non cita Gran Bretagna, Germania o altri paesi europei. L’ambasciata italiana a Washington, si apprende dai documenti, era chiamata in codice “Bruneau” e “Hemlock.

L’InfoPOINT SARDEGNA e l’InfoPOINT ARBATAX-TORTOLI’

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