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Egitto, Morsi resiste ai militari. Obama lo chiama: “Ascolti il popolo”

Egitto, Morsi resiste ai militari. Obama lo chiama: “Ascolti il popolo”

Il presidente perde in poche ore sei ministri e due portavoce, ma respinge l’ultimatum dell’esercito per un accordo con l’opposizione entro 48 ore: “I militari si facciano da parte”. L’aut-aut dell’esercito ha avuto l’avallo di Washington, poi la telefonata del presidente Usa a Morsi: “Si dimostri reattivo alle richieste della gente”

L CAIRO - Il fortino di Mohamed Morsi scricchiola. Al di là delle dichiarazioni, lo testimoniano le defezioni in poche ore di sei ministri, tra i quali il titolare degli Esteri, e i due portavoce della presidenza, Omar Amer e Ihab Fahmy, che hanno presentato le loro dimissioni facendo richiesta di rientrare proprio al ministero degli Esteri. In mattinata, il presidente egiziano si è chiuso in riunione d’emergenza con il premier Hisham Qandil e ciò che resta del governo, esclusi i ministri dell’Interno e della Difesa. Secondo i media locali, il governo potrebbe dimettersi in blocco.

Morsi, sebbene “sfiduciato” da una richiesta di dimissioni sottoscritta da milioni e milioni di egiziani, non ci sta a farsi accerchiare, anche se a guidare l’assedio ora è l’esercito più che la piazza, con l’ulteriore pressione della Casa Bianca. La risposta del presidente all’ultimatum postogli dai militari per un accordo con l’opposizione entro 48 ore è stata secca: “Proseguirò nella mia azione di riconciliazione nazionale. I militari devono farsi da parte e non interferire con la vita civile del paese. Le loro richieste non possono essere prese in considerazione”.

Morsi, inoltre, ha rilevato nelle parole usate dal capo delle Forze Armate “alcune frasi contenute nell’ultimatum stesso che potrebbero creare confusione”. Per sgombrare il campo ogni illazione, l’Fsn, principale coalizione dell’opposizione egiziana, ha affermato in un comunicato di non sostenere l’idea di un colpo di Stato militare, sottolineando che l’ultimatum lanciato dall’esercito al presidente islamista “per soddisfare le rivendicazioni del popolo” non equivale a dire che l’esercito intenda giocare un ruolo politico nella vicenda, come dichiarato dagli stessi vertici militari.

Dagli Usa la conferma di una telefonata di Barack Obama a Mohamed Morsi, assieme alla richiesta di “passi per dimostrare di essere reattivo alle preoccupazioni del popolo e per sottolineare che la crisi può essere risolta solo attraverso un processo politico”. Ma un dettaglio niente affatto secondario rivelerebbe in realtà quanto Obama consideri Morsi una pagina da voltare: fonti del Pentagono rivelano che il documento dei militari egiziani ha avuto l’avvallo di Washington, con il capo di Stato maggiore della Difesa Usa, generale Martin Dempsey, che avrebbe parlato con il suo omologo egiziano, il generale Abdel Fattah al-Sisi, prima che questi ponesse l’ultimatum a Morsi

Dopo aver accolto con un boato di giubilo la notizia del aut-aut dei militari a Morsi, il movimentodell’opposizione ha sollecitato i manifestanti a rimanere in piazza Tahrir fino alle dimissioni del presidente, rivolgendo a Morsi l’ulteriore termine: “Tempo fino a domani (oggi, ndr) alle ore 17, per lasciare il potere e consentire alle istituzioni di prepararsi per elezioni presidenziali anticipate. Altrimenti inizieremo una campagna di assoluta disobbedienza civile”. Dopo l’ennesima giornata di scontri, il bilancio della nuova protesta in Egitto parla di 16 morti e 781 feriti.

L’InfoPOINT SARDEGNA e l’InfoPOINT ARBATAX-TORTOLI’

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