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Siria, via libera del regime a ispettori Onu. Usa: “pochi dubbi” su uso armi chimiche

ROMA - Il regime di Bashar al-Assad ha autorizzato gli ispettori dell’Onu a indagare “immediatamente” sull’attacco con armi chimiche del 21 agosto scorso andando sul luogo della strage. Le Nazioni Unite potranno entrare nei sobborghi di Damasco, dove il gas nervino avrebbe ucciso 1.300 persone. Durante l’ispezione nella capitale siriana non si combatterà. Il governo siriano …

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BY VideoTV4

Summary : Gli emissari delle Nazioni Unite da domani indagheranno sull'attacco del 21 agosto. Stati Uniti e Gran Bretagna si preparano a intervenire. Teheran avverte: "Gravi conseguenze se si oltrepassa la linea rossa". Il 26 agosto vertice ad Amman. Papa Francesco: "Si fermi rumore delle armi"

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ROMA - Il regime di Bashar al-Assad ha autorizzato gli ispettori dell’Onu a indagare “immediatamente” sull’attacco con armi chimiche del 21 agosto scorso andando sul luogo della strage. Le Nazioni Unite potranno entrare nei sobborghi di Damasco, dove il gas nervino avrebbe ucciso 1.300 persone. Durante l’ispezione nella capitale siriana non si combatterà. Il governo siriano si è impegnato a rispettare il cessate il fuoco.

“Durante la visita dell’alto rappresentante dell’Onu per il disarmo, Angela Kane, è stato raggiunto un accordo per permettere al team delle Nazioni Unite guidato dal professor Ake Sellstrom di indagare sulle accuse di uso di armi chimiche nella provincia di Damasco. L’accordo entra in vigore immediatamente”, si legge in una nota del ministero degli Esteri siriano. Successivamente il Palazzo di Vetro ha fatto sapere che l’indagine sarà avviata domani e che il governo di Damasco si è impegnato alla “cooperazione”. Mosca, che come al-Assad non esclude che siano stati i ribelli a ustulizzare le armi chimiche, si è detta soddisfatta dell’accordo. Il ministro degli Esteri russo ha aggiunto che trarre conclusioni affrettate è comunque “un tragico errore”.

Ma per gli Usa è troppo tardi. 
“Se il governo siariano non aveva nulla da nascondere e voleva dimostrare al mondo di non avere fatto uso di armi chimiche in questa circostanza, avrebbe dovuto far cessare gli attacchi nella zona e consentire un accesso immediato dell’Onu cinque giorni fa”, ha affermato un alto funzionario dell’Amministrazione Usa citato dal Wall Street Journal. A questo punto, ha aggiunto il funzionario, l’offerta giunge “troppo tardi per essere credibile” anche perché “le prove disponibili sono state inquinate in maniera significativa a seguito dei continui bombardamenti del regime e di altre azioni intenzionali avvenute negli ultimi cinque giorni”.

Il via libera del regime arriva mentre diversi governi occidentali, in primo luogo quelli di Washington, Londra e Parigi, vagliano l’ipotesi di un intervento militare. Citando un alto rappresentante dell’amministrazione Obama, l’Associated Press ha riferito che per l’intelligence americana ci sono “pochi dubbi” sull’uso di armi chimiche da parte del regime siriano contro i civili.

L’intervento militare.
 Della situazione e delle opzioni sul tavolo hanno parlato in un colloquio telefonico il primo ministro britannico David Cameron e il presidente Usa Barack Obama. Stati Uniti e Gran Bretagna si preparano a intervenire in modo deciso.

E mentre il presidente Obama sta valutando l’entità e l’opportunità di un’eventuale risposta militare in Siria,il Pentagono si dice pronto ad attuare le opzioni, nel caso in cui il presidente scegliesse di esercitare una di queste. “Il presidente ha chiesto al dipartimento della Difesa – ha detto il capo del Pentagono Chuck Hagel – di preparare opzioni per tutte le emergenze. Lo abbiamo fatto e siamo preparati a esercitare qualsiasi opzione”.

“Deve essere una operazione internazionale”, ha affermato il senatore Usa Jack Reed, ex ufficiale dell’esercito. L’intervento, ha aggiunto nel corso di un’intervista alla Cbs, “deve avere un sostegno internazionale, e non solo politicamente ma anche sul piano militare”. Reed fu uno dei 23 senatori, incluso Barack Obama, che votarono contro il via libera alla guerra in Iraq voluta dall’amministrazione Bush.

L’avvertimento di Teheran. Ma l’Iran, principale alleato della Siria, reagisce all’ipotesi di un intervento militare minacciando “dure conseguenze”. “L’America conosce le delimitazioni della linea rossa sul fronte siriano, se Washington le supera ci saranno serie conseguenze per la Casa Bianca”, avverte il comandante delle forze armate iraniane Massoud Jazayeri. Intanto, il segretario di Stato americano, John Kerry ha avuto un colloquio telefonico con il collega siriano Walid al-Muallem, oltre che con i capi della diplomazia di Arabia Saudita, Giordania e Turchia.

La posizione di Israele e Francia.
 L’accesso immediato degli ispettori era stato richiesto anche da Francois Hollande. Prima che fosse annunciato l’accordo di Damasco, il presidente francese aveva affermato che c’è “un corpo del reato che indica che mercoledì a Damasco c’è stato un attacco di natura chimica e tutto porta a ritenere che il regime di Bashar al-Assad sia responsabile di questo atto abominevole”.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu si dice “pronto” a difendere il suo Paese: “Ciò che succede in Siria è una tragedia e un crimine orribile. Non può continuare. Ai regimi più pericolosi vanno proibite le armi più pericolose. Ci aspettiamo questo stop. Noi siamo pronti. Sapremo sempre come difendere noi stessi”.

Vertice ad Amman. I capi di Stato maggiore di diversi Paesi occidentali e musulmani si riuniranno il 26 agosto ad Amman per discutere della situazione, su invito del capo di Stato maggiore giordano Mechaal Mohamed el Zeben e del capo del comando americano per il Medio Oriente Centocom, generale Lloyd Austin. Lo ha annunciato un alto responsabile giordano, secondo cui tra i Paesi invitati c’è anche l’Italia. Anche il ministro degli esteri Emma Bonino ha chiesto di garantire l’immediato accesso degli ispettori dell’Onu nelle zone colpite dall’attacco di armi chimiche durante una telefonata con il nuovo capo della diplomazia iraniana Mohammad Javad Zarif.

Nuovo appello del Papa. Torna a farsi sentire di nuovo anche Papa Francesco, durante l’Angelus, a San Pietro. “L’aumento della violenza” nella “guerra tra fratelli” in Siria, “con il moltiplicarsi di stragi e atti atroci, che tutti abbiamo potuto vedere anche nelle terribili immagini di questi giorni, mi spinge ancora una volta a levare alta la voce perché si fermi il rumore delle armi”. “Faccio appello alla Comunità internazionale – ha detto Bergoglio – perché si mostri più sensibile verso questa tragica situazione e metta tutto il suo impegno per aiutare la cara Nazione siriana a trovare una soluzione ad una guerra che semina distruzione e morte”.

L’InfoPOINT SARDEGNA e l’InfoPOINT ARBATAX-TORTOLI’

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