Nadia Toffa è morta ieri notte alla giovane età di 40 anni.
Il cancro è stato più forte di lei e delle cure scelte per cercare di sconfiggerlo.

La morte di Nadia è davvero molto triste, esattamente come tutte le morti, né più e né meno.
Lungi da me strumentalizzare questa morte che comunque ci deve far riflettere, più di altre, se possibile.

La malattia le venne diagnosticata nel dicembre 2017, nel febbraio del 2018 ritornò a condurre Le Iene, rivelando di aver sconfitto il male grazie alla chemioterapia e alla radioterapia.
Le sue parole nel corso della trasmissione furono: “Ho avuto un cancro. In questi mesi mi sono curata: prima ho fatto l’intervento, poi la chemioterapia e la radioterapia. L’intervento ha tolto interamente il tumore, ma poteva esserci una piccola cellula rimasta e quindi ho seguito i consigli del medico e ho seguito le cure previste. Ora è tutto finito: il 6 febbraio ho finito la radio e la chemio”.
Queste parole furono pronunciate quando più di adesso il mainstream imponeva una demonizzazione chiara delle “cure non ufficiali” e una beatificazione esclusiva della “medicina ufficiale”.

Tempo fa postai il video del discorso del prof. Ermanno Leo che iniziava così: “Sui tumori abbiamo fallito, siamo nelle mani delle multinazionali del farmaco”.
Ermanno Leo, non Gigi il caciottaro.
Il dott. Giuseppe di Bella, figlio del prof. Luigi di Bella, deceduto nel 2003 dopo un lunghissimo ostracismo scientifico, sostiene che un paziente curato con la chemio ha 3 possibilità di sopravvivenza su 100 entro 5 anni dalla cura.

La prima riflessione quindi è questa: Nadia Toffa scelse di curarsi come riteneva più giusto e io rispetto completamente la sua scelta, senza alcun dubbio.
Tuttavia, se Nadia avesse scelto di curarsi “con” o “con anche” la “medicina non ufficiale”, la sua morte sarebbe sicuramente stata imputata alla sua scelta e probabilmente il suo medico sarebbe stato perseguitato, inquisito e radiato.
Invece Nadia, che scelse la “medicina ufficiale”, è morta circa 22 mesi dopo la diagnosi, dopo un intervento chirurgico e dopo svariati cicli di chemio e radio.
La colpa? ovviamente del tumore.
Come Nadia ci sono migliaia di persone ogni anno.
Questa asimmetria di pensiero e questo paradigma scientista sono ormai intollerabili.

Non possiamo non avere dubbi, non possiamo sposare una teoria a priori.
L’uomo non è solo fatto di reazioni biochimiche prevedibili e ripetibili.
L’uomo deve essere inserito in un contesto più ampio dove la vera PREVENZIONE deve giocare un ruolo chiave.

In questo discorso è necessaria molta onestà intellettuale.
Ogni individuo dovrebbe essere libero di scegliere come curarsi e questa dovrebbe essere la base indiscutibile su cui ragionare, una sorta di manifesto.
Sappiamo bene che tumore non è una singola malattia, ma i tumori sono molteplici e differenti malattie, con molteplici cause e, naturalmente, molteplici terapie.
Ci sono tumori che non hanno alcuna risposta alla chemio, è noto, altri che con la medicina ufficiale vengono eradicati, ma questo non significa guarigione, è ovvio anche questo.
Un paziente che ha avuto un tumore sarà sempre un individuo “cancerinico”, teniamolo bene a mente.
Ci sono pazienti che hanno una lunga sopravvivenza alla malattia in seguito alle cure ufficiali (es. linfomi, leucemia, cancro colon, mammella, melanoma), altri che hanno un decorso rapido e infausto nonostante le cure ufficiali.
Tutto dipende dalle RADICI INDIVIDUALI.

Il punto della questione non è rappresentato dal tifo da stadio nei confronti dell’una o dell’altra TERAPIA, questo rappresenta solo un fastidioso rumore di fondo.
L’uovo di Colombo sta nel cercare di evitare che queste malattie si presentino, ovvero, lo ripeto, nella PREVENZIONE e successivamente nell’individuazione di percorsi di cura personalizzati e rispettosi del paziente, non aggressivi, tossici e “anti bios”.

Ogni qual volta che un tumore si presenta ormai l’equilibrio della persona è completamente perduto e NESSUNA cura è mai certa, nessuna.

Per finire, è necessario fare un bagno di umiltà e prendere atto che, allo stato attuale, la cura per il cancro DEBBA ESSERE la CURA INTEGRATA.
Fino a quando non capiremo questo semplicissimo concetto continueremo a giocare a Guelfi e Ghibellini e piangere ogni giorno morti.

La ricordiamo così con affetto offerto da Fanpage.it

Nadia Toffa