Coronavirus, in Usa 46mila contagi. Trump: “15 giorni e decideremo come muoverci”

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Il presidente pensa a una riapertura in tempi rapidi del Paese: “La cura non può essere peggio della malattia”. Non esclusa la possibilità di allentare le regole di controllo. “Più si è chiusi più ripresa difficile”. Oms: Usa possibile prossimo epicentro del contagio

I casi di coronavirus negli Usa sono saliti a oltre a 46.000, i decessi di pazienti con il virus sono 520 (LE CODE FUORI DAI NEGOZI E DALLE FARMACIE). La maggior parte dei casi è nella città di New York, dove si concentra il 35% del totale negli Stati Uniti (LO SPECIALE – GLI AGGIORNAMENTI). Ad allarmare sulla diffusione del contagio negli States è anche l’Oms, secondo cui gli Stati Uniti possono diventare il prossimo epicentro dell’epidemia, dove si sta assistendo a una “grande accelerazione” nel numero di casi. Ad affermarlo è una portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità, che sottolinea come l’85% dei casi di coronavirus segnalati nelle ultime 24 ore sono stati in Europa e negli Usa. E mentre la Fed, la banca centrale USA, annuncia un quantitative easing (piano di sostegno) illimitato, il presidente Donald Trump sembra intenzionato a riaprire al più presto il Paese: “La cura non può essere peggio della malattia”, ha detto, spiegando che “dopo 15 giorni decideremo come muoverci”. Non è esclusa quindi la possibilità di un allentamento delle regole di controllo del contagio (LA MAPPA GLOBALE DEL CONTAGIO – LE INDICAZIONI DELLA FARNESINA SUGLI USA).

Decisione su riapertura in 15 giorni

“Se fosse per i medici il mondo intero sarebbe chiuso”, ha detto Donald Trump che nel suo consueto briefing quotidiano ha spiegato: “Dopo 15 giorni decideremo come muoverci”. Secondo indiscrezioni, Trump punterebbe a rivedere e allentare le linee guida sul distanziamento sociale in 15 giorni così da far ripartire l’economia. Trump ha illustrato la sua posizione dal palco della Briefing Room della Casa Bianca, dal quale spiccava l’assenza di Anthony Fauci, la massima autorità negli Usa in fatto di malattie infettive. E poi su Twitter ha insistito: “Non si tratta del ridicolo Green New Deal. Si tratta di rimettere al lavoro i nostri grandi lavoratori e le aziende”.  (I PAESI NEL MONDO CON IL MAGGIOR NUMERO DI CASI REGISTRATI).

I rischi per l’economia Usa

Trump ha spiegato come i costi economici della chiusura degli Stati Uniti sono enormi, da qui la sua fretta per riaprirli. “Più si sta fuori, più difficile è la ripresa”, ha detto. Ma anche a fronte di un’apertura in tempi record, un piano di stimoli da 2.000 miliardi di dollari è necessario. “Dobbiamo aiutare aziende come Boeing, e poi serve dare una spinta all’economia. Comunque quando ripartirà volerà”, ha aggiunto il presidente Usa. Il presidente ha avuto anche un colloquio telefonico con il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha twittato facendo i complimenti a Trump: “Telefonata produttiva. L’ho apprezzato per l’ottimo lavoro che sta facendo per combattere il coronavirus”.

Wsj: ipotesi stop voli passeggeri interni

Il Wall Street Journal, intanto, citando alcune fonti, rivela che le maggiori compagnie aeree americane stanno valutando la possibilità di sospendere tutti i voli passeggeri interni negli Stati Uniti. La decisione potrebbe essere presa volontariamente dal settore o imposta dal governo. Quest’ultima ipotesi sarebbe la preferita dall’industria aerea perché le consentirebbe di avere ulteriori munizioni da giocare in termini di lobby. Lo stop dei voli passeggeri è una delle possibilità che si è rafforzata negli ultimi giorni alla luce dell’aumento dei contagi fra il personale dei controlli di volo e dei tecnici della manutenzione. Fra le altre opzioni allo studio c’è quella di far volare solo aerei cargo: la Casa Bianca ha infatti l’autorità per chiedere alle compagnie di trasportare lo staff militare medico, le attrezzature mediche e altre forniture.