COVID-19, L’AIFA: NON SAPPIAMO SE I VACCINATI SI POSSONO INFETTARE E CONTAGIARE

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Rimangono dubbi e un forte scetticismo sul vaccino anti-Covid che in queste ore continua ad essere distribuito in gran parte dei Paesi europei, Italia compresa. Alcuni esperti spiegano che trattandosi di un virus in continua mutazione non è questa la strada per debellare la malattia ma che bisogna invece puntare tutto su una terapia rapida ed efficace.

E c’è poi la questione sicurezza, troppo poco il tempo impiegato per mettere a punto il vaccino, 7-8 mesi quando in alcuni casi sono necessari addirittura 10 anni per realizzarne uno efficace e sicuro, come viene spiegato chiaramente sul sito web del centro di ricerca Humanitas, solo per citarne uno.

Tra gli effetti collaterali, vengono segnalate “alcune rare gravi reazioni allergiche in seguito alla somministrazione” con sintomi quali il gonfiore del viso, della lingua o della gola, la respirazione difficoltosa. E poi viene ancora sottolineato che “non è possibile al momento prevedere danni a lunga distanza”. Aspetto, questo, che preoccupa non poco alcuni degli esperti.

Le “raccomandazioni” nel modulo da compilare

L’ordine nazionale dei biologi, intanto, ha pubblicato il modulo per il consenso informato che deve compilare chiunque voglia sottoporsi al vaccino Pfizer-Biontech. Si specifica che potrebbero “essere necessari fino a 7 giorni dopo la seconda dose del vaccino per sviluppare la protezione contro il COVID-19” e che il vaccino “potrebbe non proteggere completamente tutti coloro che lo ricevono”, in quanto “l’efficacia stimata dalle sperimentazioni cliniche, dopo due dosi, è del 95% e potrebbe essere inferiore in persone con problemi immunitari”. Per questa ragione, viene ancora specificato, si raccomanda anche dopo la somministrazione di entrambe le dosi di continuare a seguire scrupolosamente le regole anti-contagio.

Insomma, chi si vaccina dovrà ancora usare la mascherina, rimanere distante dagli altri, evitare assembramenti e continuare a vivere con le restrizioni che ormai da 10 mesi ci sono state imposte.

E che tutte le misure di protezione devono continuare a caratterizzare la quotidianità anche di chi si è vaccinato lo conferma l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, che tra l’altro specifica chiaramente che “è necessario più tempo per ottenere dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e contagiare altre persone”.

L’AIFA ci tiene comunque a sottolineare che “non è stata saltata nessuna delle regolari fasi di verifica dell’efficacia e della sicurezza del vaccino” spiegando che la seconda dose, a seguito della quale il vaccino inizierebbe ad essere efficace, deve essere iniettata 21 giorni dopo la prima. Ma appunto, sulla sua efficacia e sulla capacità di garantire una copertura a lungo termine, l’Agenzia Italiana del Farmaco è lapidaria: “la durata della protezione non è ancora definita con certezza perché il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi – viene spiegato – ma le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus indicano che la protezione dovrebbe essere di 9-12 mesi”.

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